PNRR per l’evoluzione della rete: sfide e vincoli

di Giuseppe Micheletta - Direttore Mercato Telco
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Il PNRR si basa su due leve fondamentali: la transizione digitale e quella ecologica. Diventa fondamentale per raggiungere gli obiettivi europei di trasformazione digitale, sviluppare le infrastrutture per le reti ultraveloci, cioè la banda ultra-larga e il 5G.  

L’ambizione dell’Italia è quella di raggiungere i requisiti di connettività portando le connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026, 4 anni prima della data fissata per le Nazioni europee. La strategia proposta dal Ministero per l'Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale è articolata su tre Piani: il Piano Italia a 1 Giga, il Piano Italia 5G e il Piano Italia Cloud.  

Il Piano Italia a 1 Giga prevede interventi distinti per la banda ultralarga e il 5G.  

In merito alla banda ultralarga (3,8 miliardi di euro), si ambisce a creare una rete VHCN (Very High Capacity Network) con connettività a 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload, seguendo il principio di neutralità tecnologica per servire le unità abitative con reti FTTH (Fiber To The Home) in fibra oppure mediante FWA (Fixed Wireless Access). 

La fase operativa è già nel vivo. Finita la consultazione pubblica, nel mese di gennaio 2022 sono stati pubblicati i primi bandi di gara dei vari lotti con le procedure per la realizzazione degli interventi.  

Sul fronte delle reti wireless, il Piano Italia 5G prevede un investimento di 2,02 miliardi di euro per intervenire ovunque non ci siano almeno 30 Mb al secondo in downlink disponibili per tutti gli utenti  su tutto il territorio nazionale. 

Sul tema del Cloud, il Governo, con il Piano Italia Cloud, ha messo sul piatto 1,9 miliardi di euro per il Polo Strategico Nazionale (PSN). 

Entro le prime settimane del 2022 si prevede la pubblicazione del bando, formulato in base al progetto di Tim, Cassa depositi e prestiti, Sogei e Leonardo, per la realizzazione del PSN. 

Avviato il percorso, definiti i piani di dettaglio, quali sono i vincoli e gli ostacoli che ancora permangono e mettono a rischio la realizzazione dell’ambizioso piano di modernizzazione e trasformazione delle infrastrutture per le reti ultraveloci? 

Sicuramente la complessità, l’onerosità e la durata delle procedure burocratiche hanno un non trascurabile impatto, si pensi solo ai 210 giorni che sono necessari per il rilascio dei permessi di costruzione e realizzare di nuove torri, oppure all’impegno economico chiesto agli operatori in termini di garanzie fideiussorie, polizze assicurative e penali per il mancato raggiungimento degli obiettivi (fino al 20% dell’ammontare netto contrattuale). Non a caso, la prima gara della banda ultralarga per portare le connessioni internet veloci anche nelle isole minori dal valore complessivo di 60,5 milioni di euro è andata deserta. 

Un altro aspetto, importante per fare in modo che lo sviluppo del 5G in Italia contribuisca alla crescita del Pil portando quei vantaggi attesi alle imprese e alle pubbliche amministrazioni in termini di innovazione e attenzione alle esigenze dei cittadini, è legato all’adeguamento dei limiti di emissioni elettromagnetiche agli standard europei. Oggi l’Italia ha limiti molto più stringenti rispetto a quelli vigenti negli altri Paesi dell’Ue (100 volte più bassi in termine di potenza irradiata). 

Dal punto di vista tecnico, un rilevante vincolo riguarda la connessione alla rete in fibra ottica delle stazioni radio base esistenti: si stima che in Italia ci siano circa 13.200 stazioni radio base (30%-35%) che non hanno un collegamento in fibra (backhauling). Questo diventa un problema anche per l’evoluzione dell’architettura della rete radiomobile verso quella virtualizzazione che consente di integrare le applicazioni cloud con gli apparati di rete del 5G. 

Infine, il tema delle risorse economiche del PNNR legate alle Location chiuse.  Oggi quelle disponibili per location chiuse, come università, stazioni, luoghi di lavoro, etc. sono molte esigue, sebbene sia noto che il consumo di Giga da parte degli utenti in termini di quantità e velocità avviene per l’80% in ambito Indoor. Dedicare, quindi, qualche risorsa aggiuntiva alla realizzazione di Sistemi DAS (Distributed Antenna System) in ambiti Indoor o Small-cell ne stimolerebbe sicuramente lo sviluppo e la rapida adozione. 

In definitiva, soltanto superando i vincoli burocrati, amministrativi, tecnici e finanziari si potrà ragionevolmente ambire al raggiungimento degli obiettivi del PNRR per la trasformazione digitale e lo sviluppo delle infrastrutture per le reti ultraveloci, conseguentemente puntando a realizzare Smart Cities più sicure, più veloci (riduzione del tempo in uffici pubblici), più green e più sostenibili

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