L’essenziale è invisibile agli occhi: la protezione delle infrastrutture critiche subacquee come leva strategica

Monitoraggio, resilienza e sicurezza by design, il nuovo paradigma per la protezione delle infrastrutture critiche subacquee.
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Cavi sottomarini, collegamenti invisibili, sono infrastrutture strategiche per la competitività, la sicurezza e la sovranità europea. La protezione delle infrastrutture critiche subacquee richiede oggi un approccio integrato, fondato su monitoraggio continuo, un approccio security by design e resilience by design


La sicurezza delle infrastrutture invisibili come volano di sovranità e fiducia

La geopolitica ce lo ricorda ogni giorno, le infrastrutture rimaste per anni quasi invisibili, le silenziose architetture subacquee sono una dorsale della nostra vita digitale, energetica ed economica, sulle quali si regge una parte rilevante della competitività e della sovranità europea.  I soli cavi sottomarini trasportano oltre il 97% delle telecomunicazioni globali e veicolano ogni giorno circa 9 trilioni di euro di transazioni finanziarie. Numeri che spiegano perché la loro protezione non possa più essere considerata un tema di nicchia, ma è una condizione abilitante nella costruzione delle strategie di sicurezza, resilienza e sovranità digitale.   

-Leggi anche:  L’Italia invisibile che tiene in piedi quella visibile - HuffPost Italia


L’ecosistema che abilita comunicazioni, energia e altri servizi essenziali
 

Le Critical Undersea Infrastructures (CUI) sono un ecosistema di asset interconnessi costituite da diverse categorie di infrastrutture.  
La prima è rappresentata dai cavi di comunicazione sottomarini, sistemi in fibra ottica posati sui fondali per collegare Paesi e continenti. Nonostante la crescita delle comunicazioni satellitari, la maggior parte del traffico delle telecomunicazioni continua a passare da queste reti, perché garantiscono capacità elevata e bassa latenza. 
La seconda riguarda le pipeline sottomarine utilizzate per trasportare gas e liquidi, petrolio compreso, su lunghe distanze. In Europa collegano il continente agli approvvigionatori offshore del Mare del Nord e del Mare di Norvegia, oltre che ai Paesi produttori del Nord Africa e del Medio Oriente. Il loro valore strategico è amplificato dalla scarsità, soprattutto in alcuni corridoi, e dai lunghi tempi di riparazione in caso di danno.  

La terza comprende i cavi elettrici sottomarini, essenziali per collegare impianti eolici offshore alla rete e per creare capacità di trasmissione tra paesi. Sono infrastrutture sempre più importanti per bilanciare domanda e offerta energetica, nonché sostenere la strategia di decarbonizzazione europea.    


I fattori di rischio per le infrastrutture critiche subacquee 

La vulnerabilità delle infrastrutture subacquee nasce da fattori molto concreti: estensione geografica, costi di sorveglianza, visibilità delle rotte, concentrazione di nodi critici, governance frammentata e complessità degli interventi di ripristino. Gli incidenti e la negligenza restano tra le cause più frequenti di danneggiamento.  
Ma il contesto è cambiato. Dal sabotaggio dei gasdotti Nord Stream del 2022, l’attenzione sulle infrastrutture subacquee in scenari di competizione ibrida o conflitto aperto è aumentata in maniera esponenziale. La NATO, infatti, ha istituito nel 2024 il Critical Undersea Infrastructure Network (CUI Network), una rete dedicata alla sicurezza di cavi e pipeline sottomarine e al monitoraggio delle minacce. 

Il pericolo, ormai, non è soltanto fisico. L’evoluzione di robotica, sensori, intelligenza artificiale e sistemi autonomi sta ampliando il numero di attori potenzialmente in grado di interferire lungo tutta la supply chain con infrastrutture prima accessibili solo a capacità statuali molto avanzate.   


Progettare per resistere: verso un nuovo paradigma

Proteggere le infrastrutture critiche subacquee significa progettare sistemi capaci di prevenire, rilevare, adattarsi e ripristinarsi rapidamente. È qui che entrano in gioco due principi fondamentali: security by design e resilience by design.  
La security by design prevede che la sicurezza sia integrata fin dalla progettazione dell’infrastruttura, attraverso requisiti di monitoraggio, protezione, gestione degli accessi, e risposta agli incidenti.  
La resilience by design aggiunge un ulteriore livello: la capacità di continuare a funzionare, adattarsi o tornare operativi rapidamente anche quando si verifica un evento anomalo.  
In altri termini, non servono reti più grandi, ma reti più intelligenti, in grado di generare segnali, fornire informazioni operative, ridurre i tempi di identificazione del problema e accelerare gli interventi. Gli operatori diventano così una prima linea di difesa, mentre istituzioni e autorità pubbliche contribuiscono con governance, coordinamento, intelligence, deterrenza e gestione della crisi.

Dal cavo al sensore: le tecnologie per il monitoraggio continuo

Per molti anni la sicurezza dei cavi sottomarini si è basata soprattutto su misure passive: posa corretta, interramento, protezioni localizzate e riparazione quando il danno era già avvenuto. Oggi il vero salto di qualità consiste nel ridurre il tempo che intercorre tra il primo segnale di anomalia, la localizzazione dell’evento e l’intervento operativo. 

A tal fine, è stato sviluppato un approccio che si snoda lungo quattro livelli complementari: 

  1. Riduzione dell’esposizione: la prima linea di difesa consiste nel limitare il rischio di danneggiamento attraverso interramento, protezioni e altre misure che riducono l'esposizione delle infrastrutture agli eventi esterni. 
  2. Il cavo diventa un sensore: grazie alle tecnologie di monitoraggio distribuito, il cavo stesso, o una fibra dedicata, può diventare un sensore lungo chilometri. In tal modo, è possibile rilevare vibrazioni e segnali anomali, configurando un sistema di early warning, il quale segnala che qualcosa sta accadendo ed indica con buona approssimazione il punto in cui l’evento si sta verificando. 
  3. Temperatura e deformazione: alle capacità precedenti, si affiancano ulteriori tecnologie che osservano la condizione del cavo e possono aiutare a identificare segnali precoci di stress, degrado o variazioni dell’ambiente circostante, prima che si trasformino in guasti. 
  4. Conferma e localizzazione del guasto: quando un’interferenza produce un effetto diretto sulla fibra, come taglio, schiacciamento o attenuazione improvvisa, entrano in gioco strumenti che consentono di confermare il guasto e localizzarlo con elevata precisione.  

Integrare competenze, tecnologie e governance

La protezione delle infrastrutture critiche subacquee richiede una visione sistemica. Non basta introdurre una tecnologia di monitoraggi, serve integrare: governance, sensoristica, analisi dei dati, cybersecurity, capacità di risposta, continuità operativa e collaborazione tra attori pubblici e privati.  
È essenziale valorizzare la costruzione di partnership tra il pubblico e il privato che possano mettere a fattor comune la propria esperienza in processi di governance, digital transformation e system integration, supportando amministrazioni, operatori e organizzazioni strategiche nella costruzione di architetture più sicure, resilienti e governabili. L’obiettivo non è militarizzare i fondali, ma costruire una nuova postura di sicurezza: più coordinata, più tecnologica, basata su predittività e resilienza. 

- Leggi anche: Ottimizzare l’efficienza operativa della difesa

 

 

 

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