Immagina un banking executive che analizza i risultati trimestrali e scopre che il 23% dei detentori di crypto asset è pronto a cambiare banca se il proprio istituto non introduce servizi legati alle criptovalute. Allo stesso tempo, sono le generazioni più giovani a guidare l’adozione crypto: il 29% dei 25-34enni possiede già crypto-asset, mentre la fascia 18-24 ha raddoppiato la propria presenza tra gli holder, passando dal 12% al 24% in un solo anno. Non si tratta di speculazioni. Sono dati di ADAN (Association for the Development of Digital Assets) che evidenziano un cambiamento radicale nelle aspettative della clientela.
I numeri raccontano una storia chiara. Le banche europee oggi guidano l’adozione crypto a livello globale, con 64 istituzioni che offrono servizi legati alle criptovalute, mentre il mercato del cryptocurrency banking è destinato a raggiungere i 47,2 miliardi di dollari entro il 2032. Ma oltre le statistiche emerge una trasformazione più profonda: l’evoluzione delle criptovalute da offerta di nicchia a servizio bancario essenziale.
Dall’incertezza regolatoria alla chiarezza strategica
Il vero game-changer è arrivato il 30 dicembre 2024, quando il regolamento Markets in Crypto-Assets (MiCA) è diventato pienamente efficace in tutta l’Unione Europea. Questo framework regolamentare trasforma le criptovalute da una zona grigia normativa a un servizio finanziario chiaramente definito.
«Con MiCA, le banche hanno una procedura semplificata», spiega Alexandre Eich Gozzi, esperto di crypto banking solutions presso Sopra Steria. «Le banche possono ora ottenere la licenza come Crypto-Asset Service Provider (CASP), che consente loro di operare servizi crypto in tutta l’Unione Europea. Una volta ottenuta l’autorizzazione, è valida per l’intero mercato europeo».
La regolamentazione crea un’urgenza competitiva attraverso la sua timeline di implementazione. Mentre le disposizioni relative alle stablecoin sono diventate attive il 30 giugno 2024, i periodi transitori termineranno il 1° luglio 2026, creando una finestra di 18 mesi per ottenere un vantaggio competitivo. Le banche che sfruttano le licenze esistenti tramite la procedura di notifica dell’Articolo 60 possono attivare servizi crypto in 40 giorni, invece di seguire il percorso completo per l’autorizzazione CASP: un vantaggio significativo in termini di time-to-market.
Per le banche tradizionali, MiCA rappresenta più di un adempimento regolamentare: è un vero e proprio passport per il mercato unico europeo dei servizi crypto. Come sottolinea Alexandre, «Revolut, con un’unica autorizzazione, può servire tutti i propri clienti europei. Quindi una volta ottenuta l’autorizzazione, è valida per l’intero mercato».
Generation Crypto: il momento decisivo per le banche
L’argomentazione più convincente per l’adozione del crypto non è regolamentare: è demografica. Le ricerche mostrano che il 42% della Gen Z possiede criptovalute, mentre solo l’11% detiene strumenti pensionistici tradizionali; allo stesso tempo, il 36% dei Millennials detiene crypto asset. Insieme, queste generazioni rappresentano il 94% di tutti gli acquirenti di criptovalute, segnando un cambiamento radicale nelle aspettative della clientela.
L’urgenza diventa evidente osservando i pattern di loyalty. In Francia, il 10% della popolazione possiede oggi criptovalute, e le fasce più giovani mostrano una forte propensione ad abbandonare il banking tradizionale in favore di alternative crypto-enabled. La decisione di BPCE di offrire servizi crypto ai suoi 35 milioni di clienti entro fine 2025 riflette esattamente questa consapevolezza strategica.
«Se non vuoi perdere l’attrattività verso le generazioni più giovani, sei costretto ad andarci, in un modo o nell’altro», sottolinea Alexandre. «Per il retail banking puro, il crypto diventerà una commodity entro 5 anni, qualcosa che tutti offriranno».
I dati confermano questa previsione. La divisioneWealth di Revolut (che include anche il segmento crypto) ha generato 506 milioni di sterline in ricavi, con il trading di criptovalute che rappresenta il 32% del profitto totale, dimostrando che i servizi crypto non sono solo strumenti di acquisizione clienti, ma veri e propri driver di ricavo. Questo caso di successo mostra come i first movers riescano a catturare quote di mercato prima che il crypto diventi una commodity.
Oltre l’Europa: dinamiche competitive globali
Mentre l’Europa guida grazie alla chiarezza regolamentare, gli sviluppi globali rafforzano l’importanza strategica del crypto. Le politiche crypto-friendly dell’amministrazione Trump hanno accelerato l’evoluzione del mercato statunitense, con banche tradizionali come JPMorgan che processano oltre 2 miliardi di dollari al giorno tramite la loro piattaforma Onyx utilizzando lo JPM Coin.
La stablecoin revolution rappresenta al meglio questo slancio globale. La circolazione ha superato i 220 miliardi di dollari e l’IPO esplosiva di Circle, valutata 44 miliardi, dimostra una piena validazione istituzionale dell’infrastruttura crypto.
«Ogni settimana c’è l’annuncio di una grande azienda globale che afferma di voler creare una stablecoin», osserva Alexandre. «Circle è stata introdotta con una valutazione di 7 miliardi ed è salita a 58 miliardi in una settimana, semplicemente perché la regolamentazione si sta allineando e sta avvenendo una massiccia disruption finanziaria».
Il rischio competitivo dell’inazione
Le banche che esitano ad abbracciare il crypto si trovano ad affrontare pressioni competitive crescenti. Le digital-native banks come N26 hanno già sviluppato offerte crypto, mentre le piattaforme crypto-native stanno progressivamente introducendo servizi tipici del banking tradizionale. Questa convergenza crea un pincer movement che minaccia le banche tradizionali da entrambe le direzioni.
Il costo del ritardo va oltre la semplice acquisizione clienti. Le tempistiche di implementazione per sviluppi in-house variano dai 18 ai 36 mesi, con costi superiori a 1,5 milioni di euro, contro i 6 mesi necessari per deployment basati su partnership. I first movers beneficiano di costi di implementazione più bassi, relazioni regolamentari consolidate e vantaggi di posizionamento competitivo.
«Oggi le banche possono essere operative con servizi crypto in sei mesi grazie ad approcci basati su partnership come quello su cui abbiamo lavorato», aggiunge Alexandre Eich Gozzi.
Posizionamento strategico per il Digital Asset Banking
Un’adozione efficace del crypto richiede una visione strategica che vada oltre la semplice funzionalità di buy-sell. Il successo di Revolut deriva dalla capacità di offrire una crypto utility completa, che include trasferimenti, interazioni con la DeFi, acquisti di NFT e rimesse internazionali. Le banche che offrono funzionalità limitate rischiano la migrazione dei clienti verso piattaforme che consentono un accesso completo all’ecosistema crypto.
La sfida di integrazione è significativa ma gestibile. Le banche necessitano di tre capability fondamentali: un’infrastruttura di custodia crypto, strumenti di regulatory compliance e accesso alla market liquidity. Gli approcci basati su partnership possono fornire queste capability senza richiedere lo sviluppo di competenze interne.
«Una banca che lancia servizi crypto oggi ha bisogno di strumenti specializzati e ben regolamentati», spiega Alexandre. «Esistono tool per analizzare le transazioni ai fini dell’anti-money laundering e della prevenzione del finanziamento al terrorismo. Contrariamente ai preconcetti, il crypto è estremamente tracciabile: tutto viene tracciato, salvato, archiviato».
La strada da seguire: dalla necessità all’opportunità
Il successo richiede partnership strategiche, una gestione efficace del quadro regolamentare e un forte focus sulla customer experience. Chi agirà con decisione conquisterà quote di mercato e nuove opportunità di ricavo; chi esiterà rischia di diventare irrilevante per la prossima generazione di clienti bancari.
«Per il retail banking, credo che diventerà qualcosa di simile ad avere un conto titoli, un PEA o un’assicurazione sulla vita», conclude Alexandre Eich Gozzi. «Non tutti vi aderiranno, ma la possibilità sarà disponibile. Ci sarà una piena integrazione nel sistema finanziario tradizionale».
La domanda non è se le banche debbano offrire servizi crypto, ma con quale rapidità possano implementarli in modo competitivo. In un settore in cui le relazioni con i clienti durano decenni, perdere le generazioni più giovani a favore di competitor crypto-native potrebbe rivelarsi fatale. Il tempo della sperimentazione è finito: è iniziata l’era del crypto banking.
Contenuto originale pubblicato il 24 Luglio 2025: Are cryptocurrencies a mandatory move for banks?.
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