La Commissione Europea ha presentato una proposta Omnibus per rivedere diversi pilastri della regolamentazione sulla finanza sostenibile (CSRD, Green Taxonomy e CS3D), con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo senza ridurne l’ambizione.
Gli obiettivi chiave sono: riduzione del perimetro di applicazione, alleggerimento dei requisiti e scaglionamento delle tempistiche, al fine di limitare l’onere amministrativo per le imprese.
Ecco come!
Perimetro ambientale post-Omnibus: oggi e oltre
- Omnibus: aggiustamenti, non una rivoluzione;
- banche: cosa resta e cosa cambia;
- focus sul GAR: limiti e sfide;
- asset management: SFDR oggi e domani.
Le leve per ancorare le tematiche ambientali al cuore del finanziamento
- incertezze persistenti: il GAR e la traiettoria dei testi Europei;
- riconciliare l’ambizione climatica con l’attrattività economica.
Tematiche ambientali prioritarie per le banche, a partire da oggi
- offrire prodotti attrattivi per intercettare le linee di credito;
- integrare criteri ambientali nella valutazione del credito;
- rafforzare la qualità e la comparabilità dei dati ESG;
- definire politiche pragmatiche di finanziamento per i settori sensibili;
- fornire formazione su larga scala ai dipendenti.
Too fast, too far: questa espressione descrive efficacemente il sentimento dominante nei confronti della regolamentazione ambientale in Europa. La moltiplicazione dei testi normativi (Taxonomy, CSRD, CS3D) ha incontrato un’accoglienza contrastata.
Per rispondere alle preoccupazioni espresse, nel febbraio 2025 la Commissione ha deciso di rivedere questo corpus normativo con l’obiettivo di semplificarlo e razionalizzarlo. In concreto, la Direttiva Omnibus, attualmente in fase di adozione, dovrebbe rifocalizzare le priorità, ridurre il perimetro di applicazione ed estendere le tempistiche.
Nella pratica, le regolamentazioni iniziali si sono dimostrate difficili da implementare, a causa della loro rapidità di introduzione e di un approccio fortemente orientato alla definizione dei concetti, spesso a scapito delle modalità operative e dell’implementazione concreta.
Con Omnibus e l’ondata di semplificazione in corso, emergono oggi due interrogativi principali:
- per il regolatore: come mantenere le tematiche ESG (Environmental, Social, Governance) al centro dell’agenda e incentivare l’azione delle imprese?
- per le imprese: come trasformare una regolamentazione più pragmatica in strategie realmente efficaci, capaci di integrare una visione di lungo periodo?
Per le banche, il tema tocca il cuore del business: il finanziamento dell’economia. Ogni investimento implica ormai una maggiore considerazione degli impatti ambientali, che variano in modo significativo da un settore all’altro.
Le recenti tensioni legate al finanziamento dell’energia o della difesa ne sono un esempio emblematico e mostrano quanto il tema sia sensibile.
Dopo l’Omnibus, qual è oggi il perimetro regolamentare ambientale da considerare, ora e nei prossimi anni
Omnibus: aggiustamenti, non una rivoluzione
Innanzitutto, le regolamentazioni iniziali vengono tutte confermate, anche se il loro perimetro di applicazione viene rivisto (ad esempio, meno aziende coinvolte e requisiti alleggeriti). L’obiettivo resta quello di mantenere l’ambizione europea in materia di sostenibilità, riducendo al contempo gli oneri amministrativi per le imprese, in particolare per le PMI.
Banche: cosa continua e cosa cambia
Per quanto riguarda i servizi finanziari, in particolare le banche, molte iniziative per adeguarsi alle nuove normative erano già state avviate prima dell’Omnibus: la maggior parte proseguirà, soprattutto perché le banche sono soggette a regolamentazioni settoriali che continuano a essere implementate e che non sono (ancora) incluse in questo sforzo di semplificazione.
Il framework di Basilea, legato alla supervisione dei rischi, è stato infatti arricchito con nuovi obblighi di ESG disclosure nell’ambito del Pillar 3 a partire dal 2025, senza che tali obblighi vengano messi in discussione. In pratica, dovranno essere prodotti 10 nuovi template di vigilanza, tra cui il Green Asset Ratio (GAR), già utilizzato anche dalla versione iniziale della European Taxonomy.
Focus sul GAR: limiti e sfide
La vigilanza bancaria continua quindi effettivamente su questo fronte, anche se gli indicatori scelti dal supervisore sollevano ancora diversi interrogativi. Il Green Asset Ratio presenta infatti numerosi limiti.
La sua copertura rimane ristretta, poiché vengono considerati esclusivamente gli attivi allineati alla EU Green Taxonomy, escludendo così una parte significativa delle esposizioni bancarie. Le metodologie di calcolo, lasciate alla discrezionalità di ciascun istituto, non consentono confronti affidabili, mentre la carenza di dati robusti, in particolare sui criteri di Do No Significant Harm, riduce la capacità di qualificare gli attivi come green.
Infine, il valore del ratio resta contenuto (in media inferiore all’8,15%) e, in assenza di una soglia regolamentare obbligatoria, il GAR assume soprattutto una valenza indicativa e reputazionale.
Asset management: SFDR oggi e domani
Anche il settore dell’asset management ha visto rafforzarsi i requisiti ESG con l’entrata in vigore della SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) nel marzo 2021. Il regolamento ha introdotto una prima classificazione dei fondi di investimento in base al modo in cui le tematiche ambientali vengono integrate nella strategia di investimento.
Dopo quattro anni di applicazione, sono state condotte valutazioni sulla sua efficacia e si è avviato un processo di revisione degli obblighi, con una nuova versione che la Commissione Europea prevede di pubblicare nel quarto trimestre del 2025.
In particolare, la European Banking Federation (EBF) auspica una classificazione più dettagliata delle strategie di investimento dei fondi. Sarà necessario attendere ancora qualche mese per comprendere meglio le implicazioni concrete di questa revisione per gli istituti finanziari.
In questo quadro regolamentare ancora molto esigente, quali leve permetteranno nei prossimi anni di ancorare concretamente le tematiche ambientali al cuore del finanziamento dell’economia?
Incertezze persistenti: GAR e traiettoria dei testi europei
Come visto in precedenza, l’evoluzione del panorama regolamentare resta difficile da prevedere. Le autorità europee sembrano oggi cercare un equilibrio tra rigore normativo e tutela della competitività economica. I testi in revisione, come l’Omnibus, riflettono questo cambiamento e la volontà di passare dalla coercizione agli incentivi: rinvio della direttiva CS3D, alleggerimento di alcuni obblighi e preferenza per un approccio pragmatico. Tuttavia, come illustrato sopra, alcune misure, come il GAR, continuano a sollevare interrogativi… e forse anche queste potrebbero essere riviste.
Conciliare ambizione climatica e attrattività economica
Inoltre, iniziano a emergere divergenze politiche tra i Paesi Europei: alcuni sostengono un approccio più radicale alla semplificazione normativa. Ad esempio, al summit Choose France nel maggio 2025, Emmanuel Macron, con il supporto del Cancelliere Tedesco Friedrich Merz, ha invocato l’abolizione tout court della CS3D, andando oltre il semplice rinvio. La loro argomentazione: ridurre più drasticamente la densità regolamentare per rafforzare la competitività rispetto ai modelli Americano e Cinese.
Al contrario, i sostenitori della direttiva sottolineano che essa si applica tanto alle aziende europee quanto agli operatori internazionali, imponendo standard sociali e ambientali minimi e proteggendo così gli attori locali, storicamente più regolamentati. Per aziende non europee come Shein e Temu, oggi fortemente presenti sul mercato europeo, ciò implica il monitoraggio dei fornitori, il rafforzamento della trasparenza e la gestione dei rischi ESG. In caso di non conformità, possono incorrere in sanzioni finanziarie, restrizioni commerciali e perdita della fiducia dei consumatori.
Questi dibattiti, che stanno mobilitando regolatori e decisori politici, mostrano che resta aperta una questione fondamentale: come conciliare l’ambizione climatica e le regolamentazioni associate con l’attrattività economica e la competitività?
Considerando il necessario equilibrio tra regolamentazione e competitività, quali tematiche ambientali devono affrontare le banche, a partire da subito?
Su questo tema si possono individuare cinque priorità principali.
Offrire prodotti attrattivi per garantire le linee di credito
È essenziale che le banche progettino soluzioni di finanziamento attrattive per conquistare nuovi clienti. Nel 2022, Sopra Steria ha indicizzato una linea di credito da 1,1 miliardi di euro a obiettivi misurabili di riduzione della carbon footprint. Per promuovere la sostenibilità, i prestiti devono basarsi su business model solidi. In assenza di segnali forti e di meccanismi efficaci di controllo del rischio, gli investimenti sostenibili continueranno a essere percepiti dal settore finanziario come troppo rischiosi. In questo contesto, la European Banking Federation ha pubblicato nel luglio 2025 un report che propone soluzioni per rafforzare il coinvolgimento delle banche nella strutturazione dei green loans.
Integrare sistematicamente i criteri ambientali nella valutazione del credito
Oltre a condizioni finanziarie attrattive, è fondamentale includere l’impatto ambientale nell’analisi del rischio e nelle condizioni di finanziamento. Oggi questa dimensione resta ancora insufficiente, in gran parte a causa della mancanza di strumenti dedicati e standardizzati.
Rafforzare la qualità e la comparabilità dei dati ESG
Le regolamentazioni hanno messo in evidenza come la qualità e la disponibilità dei dati ESG siano attualmente limitate. Senza dati affidabili e comparabili, diventa difficile misurare con precisione i rischi ESG e adeguare di conseguenza le condizioni di finanziamento, riducendo l’efficacia dei green loans e la capacità delle banche di sostenere la transizione sostenibile. Stanno emergendo partnership con nuovi operatori di mercato, ad esempio Iceberg Data Lab o Carbon4Finance, per dotarsi di strumenti più robusti.
Definire politiche pragmatiche per il finanziamento dei settori sensibili, come la Difesa
Alcuni settori oggi considerati sensibili, come la Difesa, sono diventati strategici. In Francia, il governo promuove la necessità di preparare un’economia della difesa, possibile solo con la collaborazione delle banche nel finanziamento del settore. Tuttavia, gli istituti vogliono evitare impatti negativi sul proprio reporting obbligatorio di finanza sostenibile. Sarà quindi indispensabile una collaborazione tra banche e regolatori per individuare soluzioni che rispettino i diversi vincoli economici e ambientali.
Fornire formazione su larga scala ai dipendenti
I team, in particolare quelli commerciali, devono essere in grado di accompagnare i clienti nel loro percorso di transizione e di integrare i criteri ambientali nelle decisioni di finanziamento. Questo vale soprattutto per le PMI, che necessitano di supporto per strutturare le proprie iniziative ESG e accedere ai finanziamenti.
In definitiva, la revisione degli obblighi regolamentari in materia ambientale non rappresenta affatto un ostacolo all’integrazione di queste tematiche nel settore bancario. Al contrario, questa evoluzione verso un approccio più pragmatico dovrebbe consentire agli istituti di strutturare meglio le proprie priorità attorno al finanziamento sostenibile dell’economia.
Se permangono alcune incertezze sugli sviluppi futuri, la direzione generale sembra orientata a un maggiore realismo; in ogni caso, le banche non hanno alternativa: devono integrare concretamente queste sfide nelle loro attività.
FAQ
Che cos’è la legge Omnibus e cosa semplifica?
L’Omnibus è un pacchetto legislativo dell’Unione europea che interviene sul quadro della finanza sostenibile: rivede diversi testi chiave (CSRD, Green Taxonomy, CS3D) con l’obiettivo di ridurre il perimetro di applicazione, alleggerire alcuni requisiti e scaglionare le tempistiche, così da limitare l’onere amministrativo (in particolare per le PMI) mantenendo al contempo l’ambizione climatica.
Omnibus, cambia qualcosa nel 2025–2026?
L’Omnibus promuove un approccio più incentivante e proporzionato, senza intervenire sulle regole settoriali applicabili alle banche. I requisiti di Pillar 3 restano in vigore: le banche devono continuare a produrre 10 template di reporting, incluso il Green Asset Ratio (GAR) legato alla green taxonomy. In pratica, prosegue il monitoraggio degli indicatori ESG e il miglioramento della qualità dei dati ESG.
La CSRD verrà abolita?
No, l’Omnibus non elimina la CSRD: mira piuttosto a un rifocalizzarsi della normativa, con perimetro rivisto, requisiti alleggeriti e tempistiche estese, per rendere il reporting di sostenibilità più operativo, preservando l’ambizione della finanza sostenibile a livello UE e ricercando un migliore equilibrio con la competitività europea.
Quali sono le conseguenze del pacchetto Omnibus per gli operatori non UE presenti sul mercato europeo?
I requisiti si applicano sia alle aziende europee sia agli operatori internazionali: le imprese non UE fortemente presenti in Europa (ad esempio Shein e Temu) devono monitorare i fornitori, rafforzare la trasparenza e gestire i rischi ESG. In caso di non conformità, possono incorrere in sanzioni finanziarie, restrizioni commerciali e perdita della fiducia dei consumatori.
Sopra Steria affianca gli operatori bancari per supportarli nella comprensione e nell’anticipazione delle regolamentazioni ESG, presenti e future. Grazie a una profonda conoscenza delle dinamiche di mercato e delle best practice di settore, aiutiamo le istituzioni a definire strategie operative efficaci per finanziare l’economia in modo sostenibile, restando allineate agli sviluppi normativi e alle aspettative degli stakeholder.
Contenuto originale pubblicato il 21 Ottobre 2025: Omnibus and Beyond: Rethinking Sustainable Finance in Europe.
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